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“A chi mi conosce ed anche a chi si è illuso di conoscermi”                                                                                                          

Mi chiamo Sandro Spanu, per gli amici Alessandro, sono nato a Roma nel Febbraio del 1964. Di chiara origine isolana DOC, porto sempre l’isola nel cuore e la parte Campidanese in particolare, mio padre è nato a Milis e mia madre a Terralba, due località a pochi chilometri da Oristano, la vecchia città di Otoca.  Per nascita, mi sarebbe piaciuto avere un cuore nuragico.
Dei miei primi anni non ricordo molto, solo che ero un bambino molto vivace e spesso ne combinavo delle belle. Mia madre mi sgridava spesso, viceversa mio padre non osava criticarmi forse perché si addossava le colpe della mia esuberanza. Ho sempre sospettato che sia stato lui in un momento di distrazione a lasciarmi cadere dal seggiolone. Della mia infanzia, della mia adolescenza ricordo felicemente le magiche estati passate in Sardegna. Dai primi di Giugno e fino alla metà di Settembre. Nello splendido mare incontaminato, laggiù nelle spiagge del campidano. Mio nonno Emilio, faceva il pescatore a Marceddì, una piccola località marina a pochi chilometri dal paese di Terralba. Era bello seguirlo nelle sue giornate di lavoro, fantasticando con il mitico zio Roberto Scintu, su improbabili corsi della nostra futura vita. La sera nel fresco della casetta in riva al mare leggevo Hemingway e Santiago il personaggio del romanzo “Il vecchio ed il mare” mi appariva come il fratello che non ho mai avuto. Oggi, senza ombra di dubbio posso affermare che quello, è stato il periodo più spensierato, più felice della mia vita.
Nella calda estate del 1980 mio padre decise di rinviare la partenza in Sardegna di qualche giorno. Giusto il tempo di far visita alla mia madrina in quel di Velletri, paesino meraviglioso che si arrampica nel polmone verde dei castelli romani. Quei giorni influirono sul mio futuro. Un pomeriggio mi ritrovai per le mani, quasi per caso un libro del mio caro padrino Pasquale. Il volume era “Fiorirà l’aspidistra” di Orwell e trattava del misero ruolo d’ingranaggio all’interno del modo impiegatizio. La lettura mi allarmò e mi fece capire da che cosa nel crescere sarei dovuto stare alla larga. Così a chi  domandava delle mie aspirazioni future, rispondevo senza titubanze che mai e poi mai avrei fatto l’impiegato od il dipendente in una qualunque società. Anzi…ero convinto che da “grande” sarei diventato un eccellente investigatore privato, come Marlowe il mio eroe. Invariabilmente venivo sgridato, ma i rimproveri di chiunque, su quell’argomento mi entravano da un orecchio e mi uscivano dall’altro. Il mio amico del cuore del resto era sordomuto. Rocco, un ragazzino biondo ben piazzato; si era legato a me dall’età di quattro anni, e da allora non ci eravamo più separati.
Dopo le scuole medie arrivò l’Istituto Commerciale. E li si che fu il mio trionfo. Mia madre mi mandò in una scuola privata.
Quegli istituti in cui i ragazzi normali, pagando una certa cifra, si sentono diversi dai ragazzi che frequentano le scuole pubbliche. E’ questo il punto, i normali pagherebbero per essere diversi, solo che hanno solo i soldi, non abbastanza talento. In quel primo anno di scuola superiore mi ritrovai per la prima volta nella mia vita a scegliere, o meglio a schierarmi. Gli studenti del collettivo di sinistra, indottrinavano noi studenti su tematiche esistenziali e su sviluppi di vita futura alquanto improbabile. Erano gli anni di piombo. Erano gli anni delle BR. Un giorno di fine ottobre arrivai tardi davanti alla scuola e notai un gruppetto di ragazzi. Con fare gentile uno di essi mi venne incontro porgendomi  un volantino sul quale troneggiava la scritta “Avanguardia”. Il ragazzo era piuttosto basso ma ben piazzato. Nelle ore che seguirono ed in un clima che divenne tra di noi sempre più amichevole mi illustrò con estrema semplicità il panorama politico italiano.
F. Delle Chiaie ( cugino del più famoso Delle Chiaie) non ebbe compito difficile nel convincermi, anzi… quella filosofia di vita, quelle idee, erano nate e cresciute in me, solo che ora trovavano una guida ed una giusta strada. Da quel giorno Fabio è diventato un mio caro amico, e condividere l’appartenenza ad una categoria dello spirito, è secondo me motivo di gioia, oltre che di amicizia. Su questo tema ci sarebbe da scrivere per ore…
Sempre assistito dall’inseparabile Rocco, divenni l’idolo delle ragazze. Mi facevo sbattere fuori dalle lezioni per andare in corridoio a pomiciare con Anna, Beatrice, Cristina, Donatella, Ersilia, Franca e così via fino a Zaira una negretta originaria della Costa d’Avorio. Pochi giorni prima della maturità conobbi Simona. Quello fu il primo vero e grande amore della mia vita. Due anni passati insieme con l’entusiasmo, le trepidazioni, le ansie, le felicità dei grandi amori. Poi arrivò il terzo anno…
Ad un certo punto della nostra storia mi ero accorto  che le volevo bene ma non l’amavo più, perché la possedevo già. Una triste verità, che almeno avevo avuto il coraggio di ammettere a me stesso e poco dopo anche a Simona. Così le nostre vite iniziarono a prendere strade diverse; accadde che ignorai tutte le mie emozioni per Simona dilatando ogni imperfezione della mia ex e ne costruii delle nuove per autoconvincermi che la nostra storia non potesse avere un seguito. Così iniziammo a vederci sempre di meno; e quelle poche volte era solo per fare sesso. La cosa andò avanti per buoni tre mesi, quando Simona, ormai stremata da una situazione così eccessivamente banale e bizzarra, cercò di porvi definitivamente fine non rendendosi più disponibile agli oscillanti incontri di un Sandro dominato quasi completamente dagli istinti sessuali.
Così una sera mi mandò letteralmente a quel paese.
Frequentai per due anni l’università di Roma, senza ricavarne nulla di concreto, se non prendere schiaffi dai “compagni”, poi partii ad Asti per il servizio militare.
Un anno che ricordo con gioia e soddisfazione, specie per l’amicizia cameratesca che mi legò ai miei commilitoni. Nel Marzo del 1987 mi congedai con il grado di Sergente. Pochi giorni più tardi iniziai l’attività di Agente Immobiliare. Una professione per molti ma non per tutti, diceva l’amico e collega Piero. Nell’arco di quattro anni bruciai tutte le tappe fino a diventare responsabile del settore acquisizioni della Multicredito.
In quel periodo mi innamorai di Desirè. Desirè era una mulatta che posava per riviste di turismo. Al quarto appuntamento le chiesi di venire a vivere con me.
Mi disse che non era pronta, che occorreva tempo per conoscermi meglio.
Una risposta superficiale, decisi di lasciarla. Nei giorni seguenti Desirè mi cercò ripetutamente al telefono. Non voleva saperne di uscire dalla mia vita. Poi le chiamate cessarono e non la sentii più.
Sentivo la necessità d’innamorarmi per riempire il vuoto lasciato da Simona e per rivivere quelle sensazioni forti che avevo provato solo con lei. Cominciai a trascurare gli affari. Mi invaghii di Stefania. Ballava come cubista al “Gilda” un locale situato a Fregene, località marina a pochi chilometri da Roma. Tutte le sere correvo ad osservarla. Quando Rocco la condusse al mio tavolo le chiesi di uscire con me. Dopo neanche tre settimane venne a vivere a casa mia. Vivemmo momenti indimenticabili. Le chiesi di sposarmi.
Tre giorni prima del matrimonio tornai a casa raggiante. Li mi attese una triste sorpresa. Trovai Stefania a letto con un tizio. Mi disse che era il suo ex, che si erano voluti bene fin da bambini e che era stato solo un episodio, un addio. “Una storia strappalacrime” risposi commosso.
Fu così che anche Stefania sparì dalla mia vita. Sembravo colpito da una sorta di maledizione.
La mia fortuna era in discesa, non riuscivo a trovare una donna; tutte le donne che suscitavano il mio interesse si rivelavano prima o poi delle emerite fregature. Poi come una meteora arrivò Elisa. Feci la sua conoscenza in pizzeria. Elisa aveva i capelli biondo scuro raccolti in una crocchia e gli occhiali da vista fuori moda le conferivano l’aspetto della secchiona divenuta bancaria; invece studiava giurisprudenza, ed in fatto di politica la pensava come me, insomma era carina e per me carina è molto di più di bella. Dopo neanche due anni, il 29 Giugno del 1991 convolai con lei a giuste nozze. Nello stesso periodo, sempre più forte delle teorie di Orwell mi decisi ed insieme all’amico Giovanni diedi vita alla SC Immobiliare e Finanziaria. I primi anni novanta furono relativamente felici e tranquilli, finché nei primi giorni di Giugno del 1996 arrivò nella mia vita del tutto inaspettato un ospite chiamato cancro.
In quel periodo nel reparto oncologia dell’Ospedale S. Eugenio di Roma, iniziai ad osservare il mondo sotto un altro punto di vista, del tutto differente, li nacque un altro Sandro Spanu. Fede, coraggio e determinazione, unite ad una forte componente ironica ma ottimistica, riuscirono a farmi avere la meglio su un avversario infido, sinistro e soprattutto quasi inviolabile.
Poi all’improvviso in una tiepida giornata di inizio Ottobre, come un fantasma comparve lei: Simona. Si proprio lei, la dolce Simona del mio primo amore. Mi accorsi che la malattia mi aveva fatto allontanare da Elisa e che oramai non vivevo più con lei quelle trepidazioni del nostro amore. Innamorarmi di Simona fu l’imprevisto inatteso. Come l’imprevisto del cancro. Cercavo un palliativo alla mia depressione e visto che era ottobre mi innamorai. Simona faceva l’infermiera e mi diede la carica e l’energia giusta per sconfiggere quella bestia che ogni giorno si stava impadronendo del mio corpo. Rinasceva una grande storia d’amore tra le tristi corsie di un ospedale, nel grande stanzone che mi aveva accolto, nel day hospital chemioterapico sempre con gli stessi colori, con i suoi disgustosi odori, con i suoi tristissimi arredamenti, con l’irraggiungibile odore di speranza.  Ricordo perfettamente l’angoscia che provavo nel guardarmi allo specchio, quella stessa angoscia che vedevo nei miei compagni di viaggio…uno su tutti Alessandro un bellissimo ragazzo di 18 anni con biglietto di sola andata che non avevo visto mai più ritornare. Eppure io là dentro mi sentivo forte, mi sentivo grande e suscitavo la simpatia e l’ammirazione di tutti: ai loro occhi, io mezzo moribondo, mezzo condannato a morte, ero quello che era riuscito a far innamorare una bellissima infermiera. Come dire: un addio alle armi con la crocerossina innamorata.
Dopo un anno, finalmente riuscii a vincere la battaglia della mia vita. Era nato un altro Sandro. Timido, introverso, titubante verso qualsiasi novità, refrattario verso qualunque persona che non conoscevo. Soffrivo di misantropia ed anche di misoginia. Dove era finito l’impavido Sandro Spanu? Il cancro l’aveva portato via… decisi di farlo rivivere così iniziai a scrivere racconti nei quali il protagonista, era Alessandro Aspun alter ego dell’autore. Simona, forte anche della buona legge del contrappasso mi lasciò in un piovoso capodanno ed io mi ritrovai solo con una depressione galoppante.
Dopo l’addio di Simona il bere prese il sopravvento e mi ridussi ad un rottame. Pensai al suicidio. Un giorno Rocco venne a trovarmi. Lo fissai negli occhi inespressivi implorando “ Su coraggio, aiutami a morire, meglio ucciso subito e da un fratello che non da questa depressione. Non riesco più ad avere una ragione per vivere. Uccidimi per favore. Ah caro Rocco, quante cose hai in comune con Simona. Lei mi leggeva il domani, tu mi facevi il domani. Mi avete viziato. Ma adesso uccidimi è il mio unico desiderio”
Rocco gesticolò “Col cavolo. Sandro vaffanculo ! Io non ti ucciderò mai. Io me ne vado, stavolta cavatela da solo” Rocco uscì. Io piansi due giorni di fila.
Grazie ad una lettera strappalacrime inviata ad un quotidiano partecipai come testimone a numerose trasmissioni televisive, dai “Fatti Vostri” di Massimo Giletti al Maurizio Costanzo Show e per finire con il programma musicale di Paolo Limiti “Alle Due su Rai Uno”.
Fu un’esperienza straordinaria perché mi diede la forza di tornare a sorridere e vivere. Il paradosso come spesso avviene nella vita di ognuno di noi era stato regola. Avevo sconfitto un cancro bestiale, ma stavo per essere ucciso dalla depressione, dalla paura di vivere la vita, quella di tutti i giorni.
Qualcuno in quei giorni mi disse che ero finito che ero un vuoto a perdere. Non ho più esercitato la professione di agente immobiliare e a quasi trentacinque anni mi sono ritrovato a fare l’impiegato in una grande società d’informatica, mi sono dovuto adattare alle circostanze, io che per una vita avevo detestato quel tipo di lavoro. Ho continuato a scrivere con alterna “voglia di scrittura” ho partecipato a qualche concorso letterario ottenendo dei buoni risultati, tra i quali spicca il secondo posto ottenuto nel rinomato “Cuore di tenebra” con l’opera “Loredana regina Margot” inserita nel mio ultimo romanzo. Oggi vivo una vita normale, quel tipo di esistenza che conduce la gran parte dell’umanità. Ho vissuto periodi lavorativi con alterna fortuna, cambiando diverse società.
A volte guardo il mondo con invidia, per carità non credo che tutti gli altri uomini della terra vivono meglio di me e so che anche loro tribolano; la mia è un invidia meschina, vorrei ignorare quello che sono, che so in cambio di una giornata che ho vissuto negli anni ottanta.
Queste sono solo chimere, sogni irrealizzabili che tutti noi abbiamo.
Non parlatemi di speranza, la speranza esiste per quelli che mentono continuamente a se stessi ed aspettano che qualcosa accada. A volte vengono anche ricompensati nella loro fede in un domani migliore, sono la maggioranza quelli che si accontentano d’essere ancora e comunque viventi, di far parte di questo grande carosello che in fondo è la nostra misera vita.
Se fossi nato altrove, se avessi avuto un’altra storia, se io stesso fossi stato sano in fondo non sarei qui a raccontare quest’avventura ed a farmi mille ragionamenti. Non avrei mai conosciuto un uomo straordinario, come il mio fratello Rocco. Ma voi siete stati mai malati? Malati veri intendo, con tubi, cateteri, flebo e diagnosi che ti troncano le gambe. Se lo siete stati come me allora potete capirmi.  In un giorno di massimo sconforto, durante la devastante chemioterapia, Simona mi disse:
“ Con chi devi veramente avercela? Verso cosa e chi, devi indirizzare tutta la tua rabbia? I dottori? La medicina? Il destino? La morte che non arriva e che gioca a carte con te? Oppure il tempo? Come si fa ad indirizzare la propria rabbia contro il tempo che ti rema contro?”
Ci sono vari metodi e tutti li ho sperimentati sulla mia persona; ma ve li racconterò un’altra volta. Mi sono fatto forte vivendo come se fosse  sempre l’ultimo giorno, ma pensando come se non sarei mai dovuto morire. Pochi anni fa nella mia vita, è entrata quasi di soppiatto senza rumore una donna straordinaria di nome Antonietta. Mi ha dato tanto amore e mi ha convinto a tornare a sperare in questo mondo malato e marcio e senza più valori. Osservo i giovani di oggi; mi fanno pena. Per loro esiste il Dio del consumismo e null’altro; non hanno valori, non credono a nulla, non hanno una categoria dello spirito, come sono diversi da noi che credevamo in un sano ideale. Ma d’altro canto la vita è una sola e vale la pena di viverla fino in fondo. Ogni tanto penso al passato a quel Sandro che non esiste più ai miei incubi perduti ed ai miei sogni non realizzati. Scrivere mi fa sentire meglio per questo ho pubblicato “Ostinato destino”e l’ultimo racconto, descrive proprio la mia storia nel momento topico della malattia.
In questi giorni sono in malattia, poiché una fastidiosa protusione anulo fibrosa e discale mi tiene sulle spine e forse dovrò subire un altro intervento. Ma che volete farci? Nulla, sono abituato. Ad Ottobre mi sono sposato per la seconda volta e spero che questa volta tutto vada per il meglio. D’altro canto come si fa a sopportare uno come me se non lo si ama veramente?
Il giorno del matrimonio non ho potuto far a meno di voltarmi ad osservare quella parte della mia vita che mi lasciavo definitivamente alle spalle.
Ho capito di aver diritto ad una rivincita, ma ancora ne ignoro il prezzo.
L’Eden mi ha aperto di nuovo le sue porte ed io finalmente inizio a familiarizzare con il presente che ha sostituito per sempre il mio passato.
Godetevi cari amici, le letture di “Ostinato destino” e “Fuggevole attrazione” questi sono due  libri che non solo qualificano un genere letterario, ma presentano soprattutto la semplicità di un giovane scrittore. Il risultato è rimarchevole, con il viatico di una lettura spedita che ha nella sintesi uno dei suoi pregi. Basterà soffermarsi con affetto, sulle pagine di questi due romanzi.
Sandro Spanu